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– PENSIERO DEL GIORNO DOPO - Cinecittà – ROMA,15 novembre 1967 DIO e/o LA NATURA HA CREATO L’UOMO LIBERO E SOCIALISTA, LA MELA DI EVA = ( SETE DI POTERE ) HA FATTO DELL’UOMO UN FASCISTA GUERRAFONDAIO. LO SCRIBACCHINO
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POLITICA
NO DI VELTRONI AL PSE. IL MANIFESTO DI MADRID LO FIRMERA' FASSINO PER I DS!
27 novembre 2008
 

Dal sito del partito socialista

I commenti di Nencini, Craxi, Del Bue e Biscardini

Riccardo Nencini interpellato da Repubblica è lapidario:" Il programma per le elezioni europee del PSE lo sottoscriverà Fassino per i DS e non Veltroni per il PD. In altre parole tale programma sarà sottoscritto da un partito (i DS) estinto in Italia ma non dal partito (il PD) che farà la campagna elettorale. Come la prenderanno i compagni del PSE?"
"Con la scelta di non sottoscrivere il Manifesto socialista, il Partito democratico si è chiamato fuori da questo alveo politico naturale nel quale, fra le altre cose, vi entrò grazie allo sforzo e all'impegno politico dei socialisti italiani"afferma Bobo Craxi."Si tratta", prosegue Craxi, "di una valutazione che consideriamo negativa, ma anche di un atto di chiarezza: certe soluzioni che leggiamo sui giornali di firme Ds 'post mortem' al Manifesto del Pse non stanno in piedi né per dritto, né per storto. Andranno forse bene per lo spettacolo, ma sono, in realtà, un inutile tentativo di tenere in vita un'opzione politica che il Pd, per bocca del suo leader, non contempla più".
"La doppiezza", continua Craxi, "in questi casi non è sintomo di furbizia, bensì di confusione. Il prossimo 30 novembre, a Madrid, nella prevista riunione del Bureau, assumeremo una posizione molto netta circa l'opportunità che venga messa in scena una farsa che contraddice la realtà delle cose".
"In Europa vigono regole e comportamenti chiari ed univoci", conclude l'esponente socialista, "la cui violazione crea solo un danno politico e d'immagine".
Sul tema interviene anche Mauro Del Bue. "Un tempo il Pci era comunista in Italia, ma vicino ai socialisti in Europa, poi il Pds si disse socialista in Europa e democratico di sinistra in Italia, adesso il nuovo Pd non sa più chi è né in Europa, né in Italia-osserva Del Bue- Ma come si fa a fondare un partito che non ha deciso dove collocarsi, cioè quale identità assumere né da noi, né nel contesto europeo? La trovata di Fassino a Madrid dove è in corso la preparazione del Manifesto dei socialisti europei per le prossime elezioni di primavera -sottolinea Del Bue- è davvero sconcertante. E anche un pò grottesca. Per evitare di firmare il documento come Pd (Veltroni non si impegnerà a firmare un bel niente) Fassino firmerà come ex segretario dell'ex Ds. Occhetto, a questo punto, potrebbe firmare anche come primo segretario dell'ex Pds e, perchè no, anche come ex segretario dell'ex Pci. E poi dicon o che vogliono guardare avanti. Ma se vogliono un minino di chiarezza e sono obbligati a guardare indietro, come possono avere un futuro? Per quanto ci riguarda noi faremo la lista dei socialisti firmando il documento dei socialisti europei.
Per Roberto Biscardini "La decisione del Pd di rimanere fuori dal Pse non ammette ambiguità e chiarisce definitivamente la diversità tra il nostro Partito e il Partito Democratico. Siamo due partiti diversi osserva Biscardini- con due prospettive diverse e riferimenti internazionali diversi. E diventa ormai inutile continuare a chiedere al Pd di chiarire la propria collocazione in Europa. Ormai-aggiunge l'esponente socialista- non ci sono più dubbi: la stessa dichiarazione di Piero Fassino, che conferma la volontà del Pd di rifiutare l'adesione al Pse, proponendo ai socialisti europei un accordo per la nascita di un nuovo gruppo parlamentare di tipo federativo senza più riferimento esplicito al Pse, è una conferma di una decisione presa e pesante. I socialisti, che saranno l'unico partito italiano a firmare il Manifesto di Madrid e che hanno nel proprio simbolo il riferimento al Pse -conclude Bi scardini- possono affrontare la campagna elettorale per le europee con un'identità precisa, facendo valere anche presso l'elettorato italiano l'attualità del socialismo internazionale."

CULTURA
COSE DA BESTIE !
14 novembre 2008
 

Paris, France - Le 13 novembre 2008, les services de la douane ont annoncé la saisie de 4000 vestes et manteaux en partie confectionnés à l'aide de poils de chiens et/ou de chats importés de Chine.

Les vêtements ont été saisis à Paris. Des analyses ont permis de démontrer que la fourrure entourant les capuches, les cols ou l'extrémité des manches était faite de poils de chats. Or, un texte communautaire pour la protection des animaux domestiques stipule qu'une telle composition est illégale.

Outre les fourrures de chats, une partie des vestes saisies était pour sa part constituée de poils de chiens, pratique elle aussi illégale. Les douaniers pensent avoir mis à jour un véritable réseau illégal d'importation de vêtements fabriqués en poils d'animaux domestiques. Une analyse en laboratoire des premières marchandises saisies (700 manteaux) avait permis d'affirmer que les vêtements étaient en partie confectionnés avec des poils de chiens et de chats. Après enquête, 3300 autres vestes ont été découvertes dans une entreprise de confection de l'Est parisien. Les douaniers précisent que l'origine chinoise des produits est aujourd'hui confirmée, mais que leur provenance exacte n'est pas encore déterminée. Ils attendent également les suites de l'enquête, qui devrait permettre de savoir si certaines vestes ont déjà été vendues sur le territoire français.

Vu la quantité de marchandises découvertes, cette saisie serait la plus importante du genre effectuée en France. E IN ITALIA ??????????
POLITICA
RITARDI E PRIORITA’ DELLE INFRASTRUTTURE UMBRE
14 novembre 2008
 

SEBBENE L’UMBRIA POSSA DISPORRE DI UNA BUONA DOTAZIONE DI STRADE COMUNALI E STATALI, LA RETE AUTOSTRADALE E’ MOLTO AL DI SOTTO DEL DATO MEDIO NAZIONALE ED IL DIVARIO AUMENTA CON LE ALTRE REGIONI EUROPEE

Anche l’Umbria non si discosta, in merito ai ritardi per progettazione, appalto e realizzazione, dall’andamento messo in evidenza dal rapporto dell’ ANCE sul sistema infrastrutture italiano. Anzi, se l’Italia per quanto riguarda le infrastrutture presenta un ampio divario nei confronti dei partner europei, l’Umbria a sua volta risulta sotto dotata rispetto alla media nazionale del 13% circa.

Dall’indicatore dell’Unioncamere, confrontando i dati relativi al 2004 con quelli del 2001, si avvince però un certo miglioramento. La situazione della rete stradale

è ben evidenziata poi nei dati istat, dai quali emerge che, sebbene l’Umbria possa disporre di una buona dotazione di strade comunali e statali, la rete autostradale è molto al di sotto del dato medio nazionale. In Umbria non esistono autostrade a tre corsie. L’unica autostrada che l’attraversa è la A1, mentre come asse trasversale c’è solo la superstrada E45 Orte-Cesena.

Considerando inoltre la rete ferroviaria, l’Umbria ha una dotazione media in linea con il dato nazionale. Per quanto riguarda gli aeroporti, l’Umbria dispone del solo S. Egidio di Perugina. Per assicurare una movimentazione efficiente e rapida delle merci e delle persone appare necessario investire pure in questo tipo di infrastruttura.

Attualmente, contenute nel programma della Legge OBBIETTIVO, sono queste, per categoria d’intervento, le priorità umbre o macro-interventi secondo il Ministero delle infrastrutture : per i sistemi ferroviari, la trasversale Orte-Falconara; per i sistemi stradali e autostradali, l’asse viario Fano-Grosseto (tratto Le Ville-Pernacciano), il Quadrilatero Marche-Umbria (tratto Foligno-Civitanova Marche), SS76 (tratta Panello-Valfabbrica), la strada “tre valli” (tratta Spolleto-Aquasparta),

la tratta Terni-Rieti, il Nodo di Perugina e la qualificazione dell’E45; per gli hud interportuali, la piastra logistica dell’Umbria (Terni, Foligno, Città di Castello).

Il motivo della revisione della lista degli interventi infrastrutturali strategici da realizzare mediante le procedure accelleratorie della Legge Obbiettivo va ricercato, non solo nei vincoli di finanza pubblica, ma anche nell’eccessiva numerosità ed eterogeneità degli interventi inizialmente previsti nella Legge Obbiettivo, che si è rivelata essere la principale causa dei rallentamenti nella realizzazione delle opere.

In Umbria l’elenco delle opere prioritarie, oltre a confermare gli interventi già previsti nel primo Programma delle opere strategiche, individua ulteriori nuovi interventi. Quelli aggiuntivi, secondo quanto proposto dal Ministero delle Infrastrutture nel novembre 2006, sempre per categorie d’intervento sono: per i sistemi ferroviari, la velocizzazione Foligno-Perugia; per i sistemi stradali e autostradali, la SS 219 di Gubbio e Pian d’Assino, la SS 220 Pievaiola (variante esterna Tavernelle e Osteria Vecchia), la SS 3 “Via Flaminia” (tronco Foligno-Osteria del Gatto); per i sistemi urbani, il Minimetrò di Perugina ( già realizzato); per gli hub aeroportuali, l’aeroporto di Sant’Egidio.

Dall’approvazione del Programma, avvenuta nel dicembre 2001, il CIPE ha accettato otto interventi per complessivi 6.264 milioni di euro. Le risorse a vario titolo disponibili ammontano complessivamente a 2.237 milioni di euro, di cui circa il 43% sono a valere sui fondi stanziati per la Legge Obbiettivo e d il resto è, per lo più, finanziato da risorse pubbliche.

POLITICA
Letter from Washington
7 novembre 2008
 

QUESTO POST VIENE DA : I MILLE

Letter from Washington

Editor Oscar Bartoli

Oscarb1@starpower.net

www.ilgonline.com

www.oscarb1.blogspot.com

Beyond the News)

Circulation 12000 in Italian and English

Cari Italiani: ma da chi siete rappresentati?

(dal Messaggero del 6 novembre)

Brutta gaffe del premier Silvio Berlusconi oggi a Mosca. Nel corso di una conferenza congiunta con il presidente russo Dimitri Medvedev al Cremlino, il Cavaliere ha affermato: «Ho detto al presidente (Medvedev, ndr) che Obama ha tutto per poter andare d'accordo con lui: perché è giovane, è bello e abbronzato e quindi penso che si possa sviluppare una buona collaborazione.

Rispondendo alle domande dei giornalisti che gli riferivano delle reazioni alla sua infelice battuta sul Presidente eletto Obama, il premier italiano ha detto:

"Se non hanno il sense of humour allora vuol dire che gli imbecilli sono scesi in campo, che se ne vadano a...".

____________________________________________________

Lettera aperta


Gentile Mr. Berlusconi,

Apparteniamo di diritto alla categoria degli 'imbecilli' da Lei qualificati che si sono sorpresi per la sua ennesima gaffe madornale, questa volta riservata al Presidente eletto degli Stati Uniti.

Dal canto suo Lei appartiene alla categoria degli incontinenti verbali che trova a distanza di poche ore un esimio rappresentante anche nel capogruppo al senato della sua maggioranza, Maurizo Gasparri.

Siamo altrettanto convinti che la suburra che si alimenta alle sue televisioni sara' estasiata per la 'liberta' con la quale Lei si rivolge ad altri capi di stato.

Lei e' persona di grande potere economico e politico. Ma, purtroppo, non e' attrezzato con le regole fondamentali del 'bon ton', forse perche' ha vissuto ed operato troppo tempo in ambienti nei quali quello che conta e' il denaro e la capacita' di farlo pesare con ogni mezzo sugli altri.

Qui a Washington, negli ultimi anni, siamo sempre stati oggetto di dileggio e battute caustiche da parte dei diplomatici degli altri paesi che commentavano con acido umorismo le sue infelici esternazioni.

Essendo Lei circondato da legioni di laudatores, nessuno si azzarda a farle presente che quando un personaggio come Lei ricopre altissime reponsabilita' deve avere un costante controllo della propria immagine e si deve imporre una sorta di mordacchia per evitare che le sue dichiarazioni pssano essere considerate offensive.

E nessuno Le suggerisce di cambiare una buona volta registro, proprio nel suo interesse. Questo insistere su donnine e sesso, sui comunisti sempre in agguato (ma Putin e' stato allevato dalle Figlie di Maria?), sulle barzellette da caserma sta ormai dando alla sua immagine connotazioni patetiche, aggravate oltretutto da un'eta' e danni fisici che dovrebbero suggerire altri atteggiamenti.

Essendo da Lei definito 'imbecille' mi permetto invece di non seguire il suo suggerimento affettuoso (per carita') di andare fare in c... secondo quanto riportato dalla stampa nazionale.

Si tratta di uno sport nel quale non possiamo cimentarci perche' non abbiamo i talenti necessari.

Ma essendo Lei omnisciente potra' forse darci qualche saggia indicazione sulla base di personali esperienze.

Le auguriamo tutto il bene possibile, almeno fino a che si trova nella difficile situazione di rappresentare un meraviglioso Paese chiamato Italia.

OB, Imbecille

POLITICA
POVERTA’: Da l’ Istat dati devastanti per il Mezzogiorno
6 novembre 2008
 

I dati dell'Istat evidenziano, per chi ancora non l'avesse capito, in generale una grave situazione per tutte le famiglie italiane in particolare una situazione devastante per le famiglie nel Mezzogiorno. E solo un lieve logico miglioramento per le coppie con più di cinque figli, di cui alcuni in età lavorativa.
Rispetto a questa situazione è allarmante l'immobilismo del governo che nulla ha previsto nella legge finanziaria per migliorare e debellare la povertà che inesorabile avanza, e nel contempo, l'attivismo federalista della maggioranza spaccherà ancor più l'Italia in due tronconi. Senza contare il prevedibile analfabetismo crescente delle classi meno abbienti, che seguirà per la chiusura di scuole nei piccoli paesi ed i tagli indiscriminati all'istruzione pubblica.

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POLITICA
TUTTO PUO’ CAMBIARE – W. OBAMA PRESIDENTE
5 novembre 2008
 

Veramente tutto può cambiare !

Chi l'avrebbe mai detto negli  USA  un  presidente  di colore !............

Da oggi è realtà ! l'uomo di colore Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America.

Il candidato afro-americano stravince e conquista la Casa Bianca in modo trionfale, vincendo dall'Est all'Ovest, dalle Montagne Rocciose agli Appalachi, conquista gli Stati repubblicani decisivi e trascina alle urne fiumi di gente .

Dietro a tutto questo, augurando al neo Presidenti quattro anni di proficuo lavoro, la nostra speranza è che il cambiamento sia globale e sull'onda dell'entusiasmo anche i ns. eletti SE DIANO NA MOSSA perché tutto può e deve cambiare.

POLITICA
SCUOLA : TAVOLA QUADRATA CON L’EX MINISTRO DELL’UNIVERSITA’
4 novembre 2008
 

L'ex Ministro dell'Università Fabio Mussi ha incontrato all'Unità un docente universitario, un ricercatore e una studentessa. Tema: la "controriforma Gelmini, l'onda della protesta, i gravissimi pericoli per la ricerca. Di seguito il Foruma pubblicato dal giornale fondato da A.Gramsci

Che giudizio dà della manifestazione di giovedì sulla scuola?
«Mi sono fatto da manifestante il corteo. Era tanto tempo che non vedevo una cosa così. Questo è un movimento che è salito dalla società italiana, che coinvolge studenti, ricercatori, maestri, personale non docente della scuola, famiglie. L’onda è una metafora assolutamente appropriata. È un movimento che chiede più scuola, più sapere, più scienza. Si muove su una frontiera molto avanzata della civiltà umana. Ed è un buon segno perché vuol dire che questa non è una società normalizzata. In genere Berlusconi si arrabbia quando ci sono fischi e non applausi. Ma tanti fischi così non se li aspettava. La scuola è un nervo scoperto, e non accorgersene è un sintomo dell’incapacità di questo governo a comprendere il Paese. Uno si avvolge nella rete dorata della rappresentazione che gli viene di rimbalzo dalle sue televisioni, si immagina che il mondo sia come lui lo crea. E invece è diverso. E lì non capisce più. Da qualche giorno è cambiata la faccia del capo del governo. Si vede che è scosso. Le reazioni sono scomposte».

Quali conseguenze avrà la legge 133 sull’università?

«Dobbiamo essere sinceri. È un pezzo che i governi italiani non hanno scuola, università e ricerca come priorità. Compreso il governo di cui ho fatto parte. Naturalmente quelli che sono attualmente in carica, se non saranno fermati faranno un disastro irreversibile. Mentre, francamente, noi disastri irreversibili non ne abbiamo combinati».

Marco Bruni, docente all’istituto di Cosmologia e gravitazione di Portsmouth, Gran Bretagna, chiede via e-mail perché il governo Prodi abbia dato 700 milioni alla ricerca privata invece che a quella pubblica.

«Il governo Prodi ha investito sulla ricerca 160 milioni il primo anno e 300 quello successivo: io ho protestato perché erano cifre inadeguate per recuperare il ritardo che avevamo accumulato. Certo, avevamo promesso di fare meglio. Tuttavia c’è stato un «più». I fondi di cui parla Bruni facevano parte del programma “Industria 2015”, volto al sostegno dell’innovazione e della ricerca nel sistema economico e delle imprese. Ma la ricerca pubblica non è stata definanziata».

Un’altra critica che emerge dalle e-mail riguarda i temi del nepotismo, dei concorsi, della meritocrazia.

«Il regolamento sui concorsi universitari, da me disegnato, prevedeva innanzitutto un piano straordinario di assunzioni di ricercatori: 20-40-80 milioni in 3 anni, in cofinanziamento, per 4500 nuovi ricercatori. Ho fermato i concorsi per cattedratici e ho riaperto quelli per ricercatori. C’era però il problema di evitare accordi preventivi sui posti da assegnare, per garantire la serietà dei concorsi. Il criterio scelto era quello della “Peer review”, rivista tra pari. Per prima cosa stabilivamo un principio: per un posto un solo vincitore, due posti due vincitori. Niente sistema degli “idonei”, vale a dire quella massa che preme e che poi si fa entrare per legge. Il Parlamento ha votato per ripristinare gli idonei su pressione di An ma con vasti consensi trasversali. Il secondo principio prevedeva la creazione di liste nazionali e internazionali di valutatori. Per entrare nelle liste si doveva fare domanda e si veniva accettati sulla base dei curricula. C’è un posto di ricercatore? Fanno in venti la domanda e vanno al concorso i cinque che hanno ricevuto in base al curriculum le valutazioni migliori. A giudicare sono valutatori anonimi estratti a sorte da queste liste. Noi l’avevamo fatto, con la destra sulle barricate. Ma la Corte dei conti l’ha bocciato durante la crisi di governo, e a quel punto non era più possibile fare nulla».

Il ministro Gelmini dice di voler premiare valutazione e merito...

«Come? Il nostro era un sistema basato sulla valutazione e sul merito. Intanto la Gelmini l’ha bloccato, quando bisognava solo avviare le procedure. E ha bloccato anche l’agenzia di valutazione, l’Anvur. un ente terzo rispetto all’università e al governo, perché definita “elefantiaca”, quando aveva solo 7 persone di staff e un po’ di personale preso dal ministero».

Matteo Palutan: «Io lavoro per l’Istituto di Fisica Nucleare che è impegnato in prima linea nel progetto del Cern sull’acceleratore di particelle. L’Italia ha investito negli ultimi 10 anni un miliardo di euro in questo progetto, di cui metà è tornato alle imprese italiane in commesse ad alto contenuto tecnologico. I ricercatori italiani sono in prima linea in questo progetto, basti pensare che il prossimo direttore di ricerca del Cern è del nostro ente. Da noi il 30% dei ricercatori che lavorano in questi progetti così importanti è precario. Un altro 10% è fatto di studenti di dottorato. Dunque c’è un 40% di giovani, se così si può dire a 40 anni, che non potranno essere assunti a tempo indeterminato. Questo mentre tutti gli altri Paesi si stanno attrezzando per raccogliere i frutti (noi come Italia abbiamo costruito il 20% del progetto del Cern) del lavoro svolto in questi anni. Nel nostro caso non è tanto un problema di soldi, ma di sbloccare l’accesso dei giovani alla ricerca. E qui vengo alle domande. Il centrosinistra aveva deciso di puntare sull’università e sulla ricerca. Poi, quando è andato al governo, ha continuato a fare un discorso di contabilità. Certo, è stato fatto un tentativo serio di risolvere il problema di questo eccesso di precari, mettendo in moto il processo delle stabilizzazioni e investendo soldi in più per assunzioni straordinarie, anche se pochi. Poi, di fatto, è però iniziato un calvario che è durato mesi in cui ogni giorno ci si domandava se Mussi avesse firmato o meno i regolamenti... Insomma è stato un processo lento. Poi, chiaramente lo scenario oggi è cambiato: adesso ci dicono che i ricercatori non servono a nulla. Nel mio laboratorio su 20 ricercatori precari, 4 sono andati all’estero trovando posto. Non abbiamo problemi a competere con il mondo, a scrivere su riviste internazionali: ci scriviamo una volta al mese. Ma non vediamo il motivo per dovercene andare».

Mussi: «I nostri 20 mesi al governo sono stati molto faticosi. Le cose fatte sono state inferiori alle attese dei nostri elettori. Oggi però ci aspetta l’apocalisse per la ricerca: il mondo dell’università l’ha capito, non sono sicuro che i cittadini italiani ne siano consapevoli. Per capirlo bisogna guardare il decreto Brunetta, la 133 e gli annunci del ministro Gelmini. Il decreto Brunetta abroga la legge del 2001 che aveva esteso alla pubblica amministrazione la possibilità di contratti di lavoro flessibile. Nell’Università c’era stato un boom di questi contratti: ora la norma prevede che, alla scadenza, questi contratti non siano più rinnovabili. Anche per quelli che non hanno scadenza e sono legati a progetti di ricerca: scadono a giugno 2009. Su 70mila ricercatori circa la metà hanno contratti flessibili. Quelli che scadranno non saranno rinnovati. E non ci sarà possibilità di trovare altri accessi, perché gli accessi sono chiusi. Mi spiego: gli enti di ricerca devono ridurre del 10% il loro personale. Il turn-over nelle università è di uno su cinque: ma se escono 5 professori e entra un ricercatore non è uno a 5 ma uno a 10 in termini di costi. Avremo un corpo docente fatto sempre meno da giovani e da ordinari vecchissimi, non sostituiti da nuovi ingressi. Infine, il taglio di 1,4 miliardi di euro alle università da qui al 2013 farà sì che si comincerà a tagliare sui posti di dottorato e di ricercatore e non ci saranno più concorsi. Di più: la Gelmini vuole bloccare i concorsi in atto per 3mila ricercatori. In poco tempo saranno per strada 30mila ricercatori che sono la spina dorsale del sistema della ricerca in Italia. È un delitto inimmaginabile, apocalittico. Questo vuol dire che noi non parteciperemo più alla ricerca del Cern, che non potremo più fare ricerca sui tumori in istituti come il Mario Negri. Chiudono tutto. Ci rimarrà l’”Isola dei famosi” e la “Talpa”. È una cosa che merita un’insurrezione: ammazzano un’intera generazione e quelle dopo che verranno. Io sono qui anche per prendermi in carico le nostre colpe, ma la destra sta preparando l’apocalisse

Giulia Marinello: «Io temo la trasformazione delle università in fondazioni private: così si distrugge il ruolo pubblico della formazione. Solo la ricerca pubblica può lavorare in tutti i campi. Quella privata rischia di essere settoriale e controllabile».

Ti senti parte della generazione che non avrà un posto?

Giulia Marinello: «Io vorrei fare l’ingegnere in Italia, occuparmi di fonti rinnovabili. Ma c’è una politica miope, che punta solo a chiudere i bilanci e non guarda al futuro: se vorrò lavorare nel mio campo sarò costretta ad andarmene all’estero. Eppure lo Stato per formarmi spende almeno 10mila euro...»

Mussi: «Ti correggo, un ragazzo che ha concluso il dottorato costa dalla scuola elementare in poi 500mila euro. Eppure capita che regaliamo persone ad altri Paesi per risparmiare 50 euro di stipendio di un ricercatore... La ricerca è un investimento altamente produttivo: per ogni dollaro investito se ne producono 3. Ma non può dipendere solo dall’utilità economica, deve spaziare dalla vita degli Assiri a quella delle formiche. Per questo serve una forte ricerca pubblica. Il problema però è un altro: la borghesia italiana non mi pare interessata. Si preferisce investire 50 milioni per un centravanti. Da noi Mecenate è morto e non ci sono Guggenheim e Rockefeller. Perché dunque le Fondazioni? Sono la via alla chiusura di una parte del sistema universitario per fallimento. Il rettore del Politecnico Profumo ha paragonato la cura Gelmini al digiuno per gli anoressici: li affami, li costringi a cercare fondi. Ci saranno poche università che riusciranno a sopravvivere sul mercato. Altre no, Chiuderanno».

C’è il problema della proliferazione degli insegnamenti: tutti parlano di quel famoso corso di berbero con un solo iscritto...
«Sotto il precedente governo Berlusconi le sedi universitarie sono passate da 290 a 360. Non abbiamo troppi atenei, ma troppe sedi: su questo siamo intervenuti con la finanziaria 2007 bloccandone la proliferazione. Sempre sotto il governo Berlusconi i corsi sono passati da 4400 a 5600: è evidente che con il 3 più 2 fossero destinati ad aumentare, ma così è troppo. Io ho fissato per legge il numero massimo di esami: 30 per la triennale, 12 per la specialistica. Abbiamo alzato gli standard per tenere aperto o aprire un corso: prima se aprivano in quantità, soprattutto con professori a contratto che sono arrivati fino a 38mila: docenti con contratti da 500, 1000 euro l’anno. Noi abbiamo stabilito che un corso si può aprire solo se c’è la metà dei docenti strutturati. Un governo deve limitarsi a questo: fissare regole generali per impedire gli abusi. La politica non può decidere sui singoli corsi da chiudere, sarebbe un grave rischio. Grazie al nostro decreto il numero dei corsi si ridurrà del 25-30%».

Michele Prospero: «Io contesto il mito della funzione economicistica dell’università, con tutto il lessico aziendalista che ne è seguito. Il punto di svolta è stato il 3 più 2, con il principio della concorrenza tra gli atenei che arrivano a spendere il 20% dei loro fondi in pubblicità. Credo che per combattere la mediocrità il problema principale sia cambiare il sistema dei concorsi: ci sono cervelli che andrebbero incentivati alla fuga, che devono la carriera solo alla fedeltà ai potenti. Possibile che nei concorsi ci sia sempre un solo candidato per ogni posto? L’outsider che si presenta viene invitato dal barone a ritirarsi, e questa pratica non ha colore politico. Oggi è in voga un altro fenomeno: quello che vede i professori descritti come una casta di privilegiati. Un ricercatore stabilizzato arriva a prendere 1600 euro al mese, come il consigliere di un municipio di Roma, un associato o di prima fascia da 2500 a 3200 euro. Ci sono però alcuni professori che approfittano del loro ruolo per svolgere altri mestieri, consulenze o attività private. Perché queste figure non vengono inquadrate diversamente, con contratti di diritto privato, liberando migliaia di posti per docenti e ricercatori?

Mussi: «Anch’io trovo insopportabile il linguaggio aziendalista, il discorso dei crediti mi fa pensare a una banca. L’applicazione del 3 più 2 è andata fuori strada, ma l’impianto dei tre livelli di laurea (triennale, specialistica e dottorato) oggi è applicato da 47 Paesi. Non sono contrario alla concorrenza, ma bisogna stare attenti a quale tipo di concorrenza: ad esempio non condivido il criterio che premia gli atenei che incrementino di più il numero degli studenti. Questo ha scatenato un effetto devastante come le lauree in convenzione che hanno creato un meccanismo di favori tra gli atenei e alcune categorie professionali. Io iscrivo in blocco i miei associati e tu mi regali dei crediti: se sei poliziotto 120, giornalista 110, dipendente della Regione Sicilia 124, della Uil di Messina 110...».

C’è poi il caso degli atenei che bocciano meno per attirare un maggior numero di iscritti...
«C’è anche questo rischio: si boccia meno e arrivano tutti i Gelmini d’Italia. Anche il ministro ha fatto l’esame da avvocato a Reggio Calabria perché era più semplice. Insomma, la concorrenza ad accaparrarsi iscritti può anche provocare un abbassamento della qualità».

Oltre ad appoggiare le proteste cosa propone oggi il centrosinistra? Tante mail segnalano delusione nei confronti delle politiche del governo Prodi su scuola e u «Anch’io mi aspettavo di più».

Giulia Marinello:
«Noi studenti stiamo manifestando da diverse settimane, ma perché i partiti del centrosinistra si sono mossi solo dopo di noi? Dov’erano finora? L’opposizione l’abbiamo svegliata noi».

Mussi: «Intanto bisogna capire bene che cosa è oggi il centrosinistra, o quel che ne resta: io spero che si ricostruisca. Comunque capita spesso che i partiti arrivino sulle questioni dopo che la società si è già mossa. Per gli studenti questo deve essere considerato un successo: avete costretto la politica a misurarsi con il vostro movimento. Ora il problema è che la politica rafforzi la sua iniziativa per ottenere risultati: ci sono infiniti altri passaggi prima di un eventuale referendum, a partire dalla finanziaria. Purtroppo la formazione è sempre una priorità del centrosinistra prima delle elezioni. Dopo è un‘altra cosa...».

Vede analogie tra questo movimento e quello del ‘68?

«Allora c’era una più forte politicizzazione di partenza: il Vietnam, Franco, i colonnelli, Praga, la Russia e l’America, l’autoritarismo familiare. Oggi c’è più il merito della questione universitaria, della conoscenza. Penso che il movimento assumerà forme politiche, è uno sbocco inevitabile, ma sarà diverso dal ‘68. Potrebbe anche essere potenzialmente più produttivo».

Si può creare attorno al tema della scuola un nuovo blocco sociale in grado di incrinare quello della destra?
«Con la crisi finanziaria siamo arrivati a un punto di rottura dello sviluppo: il “turbo-capitalismo” non funziona più. È un sistema che ha spremuto plusvalore dal lavoro riducendolo alla merce più vile e concentrando la ricchezza nelle mani di quella che Robert Reich, ministro di Clinton non un “no global”, chiama la “superclasse”, la infima minoranza che possiede metà della ricchezza globale. Questa idea oggi è in frantumi. Ma adesso da dove si riparte? O dalla guerra, come è avvenuto nel Novecento, o dalla triade lavoro, risorse naturali e conoscenza. In questa triade c’è un’altra idea di società umana. E l’Italia che contributo porta in questa discussione? Se taglia l'istruzione è evidente che strada intende prendere».

Qual è l’opinione di Mussi sulla proposta di abolizione del valore legale del titolo di studio che trova consensi anche tra intellettuali vicini al Pd, come Ichino e Salvati?

«In Europa quasi ovunque c’è il riconoscimento del valore legale del titolo. Poi le imprese, naturalmente, assumono chi vogliono: non ci sono vincoli. L’idea di abolirlo è puramente ideologica, anche da parte dei cosiddetti riformisti».

In Italia i tentativi di mettere mano ai meccanismi di potere dell’università sono sempre falliti. C’è un interesse diffuso, bipartisan, nella difesa della casta dell’università. I baroni sono più potenti dei politici?
«C’è un aspetto castale del potere accademico che non è stato corretto. Nel 1972 ero responsabile dell’università del Pci, parlai al professor Eugenio Garin della questione dei concorsi a scatola chiusa. Lui mi rispose: “Ci mancherebbe altro che una cosa così delicata come un concorso fosse affidata al caso...”. Eppure stiamo parlando di un grande maestro... È chiaro che chi governa l’università esercita un potere, ma bisogna democratizzarne le forme. Ad esempio i rettori non dovrebbero cambiare gli statuti per restare al loro posto per più di due mandati. Non si rendono conto di quanto questo produca un danno nell’opinione pubblica».

Matteo Palutan:
«In fondo chi farà le spese di questa crisi è la parte più giovane dell’università...».

Mussi: «Mi fa impazzire quando la destra dice che gli studenti in piazza difendono i baroni: il meccanismo dei tagli, così come è stato pensato, è fatto per escludere i giovani. Attualmente con i fondi per il diritto allo studio si copre solo il 70% degli aventi diritto. Nel 2010, con la 133, se ne taglierà un terzo. E con i tagli a Regioni ed enti locali scenderemo sotto la metà degli aventi diritto. Il potere dei baroni non sarà scalfito»
POLITICA
Lettera di uno studente in piazza
3 novembre 2008
 

Sono uno studente del liceo Tasso che il 29/10/08 si trovava a manifestare a piazza Navona contro la riforma Gelmini, una manifestazione pacifica con cori simpatici assolutamente non violenta, quand'ecco che si avvicina un camioncino con musica a tutto volume che vuole raggiungere la testa del corteo, ma non c'è posto per avanzare gli studenti sono troppi non possono smaterializzarsi, allora ecco che la tensione cresce, inizia una discussione con questi nuovi venuti, tutti ventenni di blocco studentesco, capisco che aria tira e mi metto ad osservare la scena in una postazione più defilata anche se mi sembra assurdo che si possa arrivare ad uno scontro violento, siamo ragazzi e ragazze la maggior parte quindicenni, addirittura scolaresche accompagnate dai professori e poi questi cantano "nè rossi nè neri ma
liberi pensieri". Ma alla fine di questo coro si scatena la violenza, lo squadrismo di qusto gruppo di esaltati dichiaratamente neofascisti. I ragazzi di Blocco fanno spuntare manganelli, catene, coltelli, spranghe, un vero e proprio arsenale passato magicamente inosservato alla polizia;
é il panico caricano chiunque trovino di fronte, un ragazzo prova a difendersi è circondato da 10 persone e massacrato di botte, chi può si rifugia nei bar, cerca scampo a questa violenza cieca scatenatasi tutt'ad un tratto davanti all'occhio sornione degli agenti.
Con questa prima carica Blocco si assicura la postazione migliore per governare la manifestazione, noi ragazzi siamo confusi, spaventati, il morale è a terra, ci si conta per vedere se un amico è rimasto ferito.
Quelle bestie di blocco intonano ironicamente un coro: "siamo tutti studenti", i più temerari rispondono;" siamo tutti anti-fascisti" e di nuovo parte un'altra carica più feroce che ci sposta ancora più lontano dal centro di piazza navona, ancora feriti, ancora manganellate, ancora quella noncuranza da parte delle forze dell'ordine che mi sconvolge, mi atterrisce, perché in un paese democratico non posso essere difeso? E' una sensazione stranissima, di smarrimento, lo Stato che avevo sempre
creduto dalla mia parte se ne fotte se prendo delle manganellate.
Tutto torna alla "normalità", Blocco ha ottenuto la postazione che voleva ma veniamo a sapere che ragazzi dei centri sociali delle università stanno arrivando, capisco che qui tra poco sarà l'inferno e con i miei amici torno al Tasso dove, inoltre, ci si aspetta un raid di blocco studentesco ma questa è un'altra triste storia di un paese dove i politici fanno passare i partigiani per assassini e i fascisti come vittime.
PS. sono venuto a sapere che il governo ha dichiarato che siamo stati noi studenti di sinistra ad aggredire Blocco, bene o noi siamo dei deficienti a non esserci accorti che un gruppo che massacra di botte dei ragazzi innocenti che avevano la colpa di trovarsi lì, lo fa per legittima difesa oppure forse siete voi che tentate di vendere ancora una volta la vostra vergognosa verità al punto di difendere anche lo squadrismo fascista.
/ (Lettera firmata)/
(/31 ottobre 2008/)

PS trovata in un sito di sinistra..La storia si ripete sono sempre i studenti di sinistra che fanno casino . Alle manifestazioni fotografate e riprendete sempre ciò che accade per sbugiardare le false informazioni dei media venduti.

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